Signor ambasciatore, gentile direttore del Rome american cemetery and memorial, onorevole ministro, autorità presenti. Concludiamo questa giornata dedicata alle commemorazioni dello sbarco alleato del 22 gennaio 1944 in un luogo simbolo come questo sacrario militare.
C’è qui dentro un’immagine che più di ogni altra rende l’idea del sacrificio che i ragazzi arrivati dagli Stati Uniti e sono sepolti in questo cimitero hanno compiuto prima in Sicilia, poi a Salerno, quindi sulla nostra costa per restituirci la libertà, senza chiedere nulla in cambio, ma al sol fine di affermare il nobile principio fondamento della democrazia. Mi riferisco al monumento dei “Fratelli in armi”: un soldato e un marinaio che si abbracciano e sostengono vicendevolmente. La cito perché quei giovani abbracciarono e sostennero i nostri concittadini, restituendo loro certamente la libertà ma prima ancora la dignità calpestata dal regime e quindi la tanto agognata democrazia.
A quei ragazzi, agli Stati Uniti d’America, siamo e saremo eternamente grati. Per quello che fecero sbarcando, per la definitiva liberazione dell’Italia – affiancati dai partigiani che furono altrettanto decisivi, a Roma come nel nord del Paese – per aver consentito a De Gasperi, Schuman e Adenauer di costruire quell’Europa “libera e unita” immaginata da Spinelli, Rossi e Colorni nel Manifesto di Ventotene.
Proprio in questo momento di incertezze globali, è proprio il ruolo dell’Europa che va rilanciato affinché il cosiddetto Vecchio, ma ancor saggio Continente, possa essere protagonista del necessario dialogo per arrivare a un processo di pacificazione che sono certo, proprio per onorare al meglio il luogo nel quale ci troviamo, condividiamo tutti.
Grazie